Dobbiamo fare le opere di Abraamo, ma quali?

“Dunque vedete che l’uomo è giustificato anche per opere e non per fede soltanto” (Gc 2:24)

L’ultima volta abbiamo parlato del contrasto tra grazia ed opere, arrivando a dire che non possono mescolarsi tra loro in quanto Dio ha già compiuto tutto per noi in Cristo Gesù. Inoltre avevamo considerato alcuni versetti riguardo gli scritti degli apostoli, Giacomo e Paolo che sembravano essere discordanti. Cerchiamo adesso di approfondire quanto dice Giacomo nel capitolo 2 della sua lettera in cui, dopo aver elencato i “doveri” del cristiano (v2-7 Accogliere il povero; v8-11 Osservare tutta la legge; v.13  Avere misericordia; v.15 Provvedere ai poveri) scende ancora più nel dettaglio portando l’esempio di fede di Abramo:

“Abraamo, nostro padre, non fu forse giustificato per le opere quando offrì suo figlio Isacco sull’altare?Tu vedi che la fede agiva insieme alle sue opere e che per le opere la fede fu resa completa; così fu adempiuta la Scrittura che dice: «Abraamo credette a Dio, e ciò gli fu messo in conto come giustizia»; e fu chiamato amico di Dio”. (Gc 2:21-23)

Secondo quanto abbiamo letto, Abramo è stato giustificato anche per le opere, la più grande fra tutte quella di aver portato suo figlio Isacco sull’altare del sacrificio. Dall’altro lato però, l’apostolo Paolo parlando sempre di Abramo nella sua lettera ai Romani dice:

“Poiché se Abraamo fosse stato giustificato per le opere, egli avrebbe di che vantarsi; ma non davanti a Dio; infatti, che dice la Scrittura? «Abraamo credette a Dio e ciò gli fu messo in conto come giustizia»”.(Rm 4:2-3)

Ancora una contraddizione tra i due, pare proprio non siano d’accordo! Entrambi gli apostoli hanno fatto riferimento allo stesso episodio dell’Antico Testamento per supportare le loro conclusioni, Giacomo “che la giustificazione è anche che per opere” – Paolo che “la giustificazione è solo per fede”  il brano citato da entrambi è Genesi 15: 6. Spetta a noi quindi il compito di bilanciare i due estremi oppure dobbiamo perseguire la strada che la Bibbia non si contraddice? Certamente la seconda, la Bibbia non si contraddice mai!

Ogni volta che leggiamo la Bibbia ed ogni volta che ci troviamo di fronte a delle scritture apparentemente in contraddizione, dopo aver fatto tutti gli approfondimenti del caso c’è sempre una “chiave” che dovremmo usare e la chiave è Gesù. Sbloccare la Bibbia non è difficile a condizione che la leggiamo alla luce di quella persona che la Bibbia vuole rivelarci.

Quando diventò giusto Abramo secondo Gesù?

In Giovanni 8:39 Gesù disse questo: “Se voi foste figli di Abramo, fareste le opere di Abramo.”

Dal punto di vista fisico gli ebrei erano discendenti di Abramo e per questo pensavano di essere automaticamente anche figli amati di Dio. Ma Gesù disse che se fossero stati davvero discendenti di Abramo allora si sarebbero dovuti comportare come Abramo. Ora, la domanda da farsi è la seguente: cosa fece Abramo che gli ebrei non fecero?  Risposta: Abramo credette nel Signore e loro no! Gli ebrei, al contrario, stavano respingendo la Parola di Dio fatta carne, non stavano credendo nel figlio di Dio che in quel momento era  lì davanti a loro, questo dimostrava che il loro padre non era Dio ma il diavolo (Gv 8:44).

Per Gesù allora Abramo quando divenne giusto? Dopo la circoncisione quale segno del patto con Dio (Gn 17:11) oppure dopo aver sacrificato suo figlio Isacco (Gn 22:4)? Nessuno dei due casi, divenne giusto quando credette: “Egli credette al Signore che gli contò questo come giustizia” (Gn 15:6). Abramo credette al Signore e divenne giusto. Su questo punto sia Giacomo che Paolo sono completamente d’accordo. Quindi l’unica opera di Abramo per ricevere la giustizia fu quella di credere.

Ma in cosa credette Abramo?

Ma ora scendiamo più in profondità e cerchiamo di capire in cosa credette esattamente Abramo.

“Poi lo condusse fuori e gli disse guarda il cielo e conta le stelle se le puoi contare” (Gn 15:5)

Il tempo passava ed Abramo e Sarah non avevano ancora figli, questo portò Abramo a pensare che Eliezer di Damasco, uno schiavo nato in casa sua, fosse il suo erede. Dio invece gli disse “…colui che nascerà da te sarà tuo erede” e da buon padre gli mostrò quale sarebbe stata la sua discendenza, lo condusse fuori dalla sua tenda e gli mostro il cielo stellato: “…guarda il cielo e conta le stelle se le puoi contare”. Il verbo contare in ebraico è Safar che oltre al significato di contare  si traduce anche col verbo raccontare. Il Signore quindi disse ad Abramo: “racconta le stelle se le puoi raccontare”, fu in quel momento che Abramo vide ciò che l’Eterno aveva scritto nelle stelle: LA SUA OPERA!

C’è un Salmo che recita cosi: “I cieli raccontano la gloria di Dio e il firmamento annuncia l’opera delle sue mani.”(Sl 19:1). Sappiamo dal Nuovo Testamento che, nel senso più profondo, questa opera può significare solo il Signore Gesù Cristo che è “lo splendore della sua gloria” ( Eb 1:3), poiché  “la luce della conoscenza della gloria di Dio risplende nel volto di Gesù Cristo”. (2 Cor 4: 6). Dio, attraverso le stelle quella notte raccontò ad Abramo della sua discendenza, dove non c’era solo il figlio della promessa ma anche colui che sarebbe disceso da quel figlio e salvato il mondo, Gesù!

Quindi Abramo credette in quel racconto, alla discendenza che avrebbe portato a Gesù e da li fu reso giusto. Lo sappiamo, perché Gesù poi disse agli ebrei: “Abramo ha gioito nell’attesa di vedere il mio giorno e l’ha visto e se ne rallegrato.” (Gv 8:56).

L’opera che Dio vuole da noi è…

Le opere di Abramo sono identiche alle opere che Dio richiede a tutti gli uomini: credere nel Suo figlio Gesù (Gv 6, 29), un’ opera che dovrà continuare per tutta la vita del cristiano.

Vedi allora che esiste un modo sbagliato di leggere Giacomo? Se lo leggiamo senza il filtro della croce le conclusioni alle quali potremmo arrivare saranno pesanti e frustranti al punto da portarci a credere che Giacomo l’abbia scritta per spronarci a lavorare per Dio. Ma quando la leggiamo alla luce di Cristo Gesù, invece non potremo fare a meno di vedere che quando riposiamo in Lui, cioè credendo come fece Abramo, ci verrà naturale produrre quelle opere che Dio ha precedentemente preparato. Abramo fu pienamente convinto dopo aver visto quel racconto “che se anche Isacco fosse morto Dio lo avrebbe resuscitato” (Eb 11:19), perchè Isacco non poteva morire senza avere avuto prima dei figli. Ecco perchè la Bibbia dice che Abramo  “si alzò la mattina di buon’ora e parti con suo figlio Isacco verso il luogo che Dio gli aveva indicato” (Gen 22: 3), perché era certo che Dio sarebbe intervenuto.

Qual è dunque l’opera che Dio vuole da noi? Vuole che ci fidiamo di Lui, per essere pienamente convinti che farà ciò che ha detto, anche quando le circostante diranno il contrario.

Un altro tassello è stato messo, la prossima volta (clicca qui) vedremo ancora più da vicino il significato di Giacomo 2:24.

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