La spina nella carne

Mi raccomando «acqua in bocca»!

Questo è uno dei tanti modi di dire o espressione idiomatica della lingua italiana che invita a mantenere un segreto.

I modi di dire sono delle frasi che non hanno alcun significato se presi alla lettera ma che possono avere un senso quando vengono interpretati. Le espressioni idiomatiche sono tipiche di ogni lingua, perché legate alla cultura di un Paese e quindi impossibile da tradurli letteralmente. Per esempio, il detto inglese «A piece of cake» tradotto alla lettera sarebbe «un pezzo di torta» ma in realtà è un altro modo per dire «è stato facile».

Anche nella Bibbia troviamo molte espressioni idiomatiche che non possiamo effettivamente comprendere se ci basiamo solo sulla nostra lingua o cultura, perché essendo un libro scritto in due lingue, ebraico e greco al suo interno si trovano molti modi di dire. Per esempio, l’espressione nel libro di Giobbe «i figli di Dio» (1:6; 2:1) è un idioma ebraico che spesso si riferisce agli angeli. Oppure la frase che troviamo nell’Antico Testamento «spezzare il pane» (Lam 4:4) nella mente ebraica significa mangiare o consumare un pasto che nel nuovo testamento ha assunto un altro significato idiomatico: partecipare alla Cena del Signore (At 20,7).

Quindi la Bibbia contiene molti modi di dire scritti da uomini con linguaggi propri ispirati dallo Spirito Santo. Capire questo ci aiuterà a comprendere meglio le nostre Bibbie.

Come la mettiamo con la spina di Paolo?

Parlando ai cristiani di Corinto di un “viaggio fatto al terzo cielo” «dove udì parole ineffabili che non è lecito all’uomo pronunciare»(2 corinzi 12:4), Paolo gli confidò, che per via di questa grande esperienza dovette ricevere una spina nella carne per non montarsi la testa:

«E perché io non avessi a insuperbire per l’eccellenza delle rivelazioni, mi è stata messa una spina nella carne, un angelo di Satana, per schiaffeggiarmi affinché io non insuperbisca. » (2 Corinzi 12:7)

Tradizionalmente questa spina viene interpretata come una malattia ma se osserviamo il versetto 7 la spina nella carne, dirà Paolo, era un messaggero di Satana inviato per colpirlo e tormentarlo. Se conosciamo un pochino la vita dell’apostolo non faremo fatica a vedere come questo messaggero di Satana spesso e volentieri era personificato da persone, quali giudei, briganti, stranieri e connazionali che nel capitolo precedente “schiaffeggiarono” Paolo attraverso le prigionie, le percosse, i naufragi e le lapidazioni; (2 Corinzi 11:24-33)

Quindi la spina nella carne è un espressione idiomatica per dire spina nel fianco che sta ad indicare una o più persone fastidiose. Infatti lo stesso termine lo troviamo nell’Antico Testamento (vedi Numeri 33:55, Giudici 2:3 ) dove si parla di persone come “spine nei tuoi fianchi” e “spine nei tuoi occhi”.

Paolo non aveva a che fare con una malattia ma con persone malvagie che cercavano di ucciderlo.

Chi è il mandante della spina?

Se fai un giro su internet o su qualche commentario biblico noterai che l’interpretazione più gettonata è che Dio non solo è l’autore dei mali di Paolo ma che ha pure usato Satana per renderlo umile.

In altre parole per alcune persone, Dio da una rivelazione a Paolo, poi decide che questa rivelazione potrebbe inorgoglirlo, allora usa Satana, (quello che ha sconfitto con la morte di suo figlio Gesù) per insegnare a Paolo l’umiltà. Anche la comprensione più elementare della bontà di Dio dovrebbe impedirci di credere a una tale assurdità.

Ma torniamo alla domanda, Dio ha mandato la spina a Paolo? No! Lascia che ti mostri il perché. Riprendiamo il versetto:

«E perché io non avessi a insuperbire per l’eccellenza delle rivelazioni, mi è stata messa una spina nella carne, un angelo di Satana, per schiaffeggiarmi affinché io non insuperbisca.»

Vedi il nome “Dio” menzionato nel versetto? Pensi sia un errore di traduzione? Prendiamo allora il greco. Vedi la parola Theos (Dio)?

«Kai tē uperbolē tōn apokalupseōn ina mē uperairōmai edothē moi skolops tē sarki angelos satana ina me kolaphizē ina mē uperairōmai.»

Quindi lascia che te lo chieda di nuovo, Dio ha dato a Paolo la spina?!? Incolpare Dio per le nostre circostanze è la più grande vittoria che possiamo dare al nemico. Se vuoi incolpare qualcuno per i tuoi dolori quello non è Dio ma il diavolo. Gesù è morto per liberarci da tutte quelle cose, incluso il desiderio di incolpare Dio.

La Grazia non è un accessorio

Ora, se Dio non è il mandate dei problemi, allora perché non ha rimosso la spina dopo la richiesta dell’apostolo?

Ecco cosa Paolo chiese a Dio:

«Tre volte ho pregato il Signore perché l’allontanasse da me;…» (2 Corinzi 12: 8)

Paolo chiese a Dio di allontanare dalla sua vita quelle persone malvage che puntualmente lo perseguitavano ogni volta che annunciava il vangelo, ma stava chiedendo a Dio di compiere qualcosa che non poteva fare.

Mi spiego meglio, la vocazione di Paolo era quello di raggiungere le persone non salvate con l’annuncio del Vangelo ma tra queste persone ci sarebbero state reazioni diverse al suo messaggio. Alcune di queste avrebbero creduto, altre no, altre ancora lo avrebbero perseguitato. E dal momento che Dio dà alle persone il libero arbitrio, la persecuzione sarebbe stato un elemento sempre possibile nella vita di Paolo.

Per non essere perseguitato, Dio avrebbe “dovuto” togliere il libero arbitrio. Ovviamente questo è impossibile, non perché Dio non ne abbia la potenza, ma perché la libertà di scelta è l’espressione più grande del suo amore.

Ma ecco cosa rispose Dio:

«ed egli mi ha detto: “La mia grazia ti basta, perché la mia potenza si dimostra perfetta nella debolezza”.» (2 Corinzi 12:9)

Certamente Dio ha dato una risposta differente al volere dell’apostolo, che spesso interpretiamo come una non risposta o di poco valore. Perché la religione ha preso uno dei passaggi più belli della grazia di Dio e lo ha trasformato in una scusa per incolpare Dio.

Ma la grazia è la migliore riposta che Dio può darci in mezzo ai problemi.

Quando Paolo si rese conto che i suoi guai non stavano scomparendo, ma che la grazia di Dio lo avrebbe aiutato a resistere, si accontentò. “Ho imparato” (Filippesi 4:11 ), e la lezione che Paolo ha imparato è quella che tutti noi faremmo bene a imparare. In precedenza, Paolo aveva imparato che poteva fare ogni cosa, sopravvivere a ogni cosa e sopportare ogni cosa con la forza soprannaturale di Cristo, la grazia (Filippesi 4:13).

Paolo non provava un piacere perverso nel dolore e nella sofferenza, ma sapeva che le prove della vita servivano a rivelare la potenza di Dio (vedi 2 Corinzi 4:16-18 ). Le prove e le tribolazioni fanno parte della vita. Ma la buona notizia è che colui che è in noi è più grande di colui che è nel mondo. (1 Giovanni 5:5)

Il mondo cercherà di schiacciarci con il peso delle circostanze. Ma come Paolo possiamo parlare alle tempeste, alle lapidazioni o alle malattie appropriandoci con fede della vittoria che Cristo ha ottenuto . In Cristo noi siamo più che vincitori.

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