Il peccato sta spiandoti; ma tu dominalo

Hai mai dormito in campeggio e ti sei svegliato nel cuore della notte sentendo un rumore fuori dalla tenda? Forse hai anche acceso la torcia ed hai potuto vedere la forma minacciosa che si muoveva intorno a te.

Se l’hai mai sperimentato, allora conoscerai molto bene la prima menzione della parola peccato nella Bibbia, dove Dio sta parlando a Caino dopo aver rifiutato il suo sacrificio:

Se fai bene non sarai tu accettato? Ma se fai male, il peccato sta spiandoti alla porta e i suoi desideri sono volti a te; ma tu lo devi dominare». (Genesi 4:7)

Se ricordi, Dio stava parlando a Caino dopo che la sua offerta non era stata accettata. A motivo di questo, Caino era adirato e il suo volto abbattuto. Il Signore allora si rivolge a lui mettendolo davanti a una scelta.

A prima vista, sembrerebbe che Dio stia mettendo Caino in guardia da una minaccia imminente, qualcosa di pericoloso pronto a travolgerlo. Per questo molti hanno interpretato il versetto come l’immagine di un peccato in agguato, pronto a colpire nel momento di maggiore vulnerabilità.

Eppure c’è qualcosa che non torna. Perché se l’uomo fosse capace con le proprie forze di dominare il peccato, allora non ci sarebbe stato bisogno della venuta di Cristo.

Caino e Abele: due modi di avvicinarsi a Dio

Fin dal tempo di Caino gli uomini hanno cercato di conquistare il favore di Dio attraverso le proprie opere. E fin dal tempo di Caino Dio ha mostrato che non è questa la strada.

La Bibbia racconta:

Abele offrì anch’egli dei primogeniti del suo gregge e del loro grasso. Il SIGNORE guardò con favore Abele e la sua offerta, ma non guardò con favore Caino e la sua offerta. Caino ne fu molto irritato, e il suo viso era abbattuto. (Genesi 4:4-5)

Caino portò a Dio il frutto del suo lavoro, ovvero ciò che aveva coltivato con il sudore della sua fronte. Abele invece portò i primogeniti del suo gregge.

Perché Dio gradì l’offerta di Abele e non quella di Caino?

A prima vista il racconto non lo spiega. Ma la lettera agli Ebrei ci dà un indizio importante:

Per fede Abele offrì a Dio un sacrificio più eccellente di quello di Caino… (Ebrei 11:4)

La differenza non stava semplicemente nell’offerta, ma nella fede.

E la fede, dice Paolo, viene dall’udire (Romani 10:17). Questo significa che Abele aveva ascoltato qualcosa che Caino aveva deciso di ignorare.

Ma cosa aveva ascoltato?

Anche se la Genesi non ce lo racconta esplicitamente, è difficile immaginare che Adamo ed Eva non abbiano parlato ai loro figli di ciò che era accaduto nel giardino di Eden. Avevano visto con i propri occhi le conseguenze del peccato e avevano sperimentato la misericordia di Dio.

Quando cercarono di coprire la loro vergogna con delle foglie di fico, Dio non accettò quella soluzione. Fu Lui stesso a provvedere una copertura:

Dio il SIGNORE fece ad Adamo e a sua moglie delle tuniche di pelle e li vestì. (Genesi 3:21)

Per ottenere quelle pelli fu necessario il sacrificio di un animale.

È molto probabile che Caino e Abele sapessero già che Dio aveva scelto di affrontare il problema del peccato attraverso un sacrificio e che non erano gli sforzi dell’uomo a coprire il peccato, ma ciò che Dio provvedeva.

Quando dunque arrivò il momento di offrire un sacrificio, Abele credette a quella rivelazione e si avvicinò a Dio per fede. Caino invece scelse una strada diversa confidando in ciò che lui stesso aveva prodotto.

La parola ḥaṭṭā’t

E forse è proprio qui che abbiamo bisogno di rileggere Genesi 4:7.

Perché il contesto non parla semplicemente di un uomo inseguito dal peccato, ma di un Dio che sta cercando di avvicinarsi a un uomo schiacciato dal peso del peccato.

La parola ebraica tradotta con “peccato” è ḥaṭṭā’t. E questo termine è interessante perché nella Bibbia viene usato sia per indicare il peccato, sia per indicare l’offerta per il peccato, cioè il sacrificio attraverso il quale Dio provvedeva una soluzione al problema.

Nella mentalità biblica, infatti, il problema e la soluzione sono strettamente collegati. Quando Dio mostra il peccato, non lo fa mai senza mostrare anche la via attraverso cui l’uomo può essere ristabilito.

E questo ci invita a rileggere il versetto con occhi diversi. Dove non vediamo più soltanto un problema davanti alla porta ma anche una provvisione, una risposta di Dio già pronta.

È come se il Signore stesse dicendo a Caino:

“Caino, hai scelto la strada sbagliata, ma la mia provvisione è ancora davanti a te. Non continuare a confidare in ciò che puoi produrre con le tue mani. Torna a ciò che io ho preparato.”

E cosa aveva preparto Dio per Caino proprio di fonte alla sua porta?

Un animale pronto non a divorare Caino, ma ad essere offerto come sacrificio. Perché nel testo originale l’espressione “sta spiandoti ” letteralmente significa “è accovacciato”. La scena che ci viene davanti è quindi quella di un animale che giace davanti all’ingresso, tranquillo, pronto per essere offerto.

Un Agnello!

In questo caso Dio non starebbe soltanto avvertendo Caino del pericolo del peccato, ma gli starebbe anche indicando la via della riconciliazione.

Ma tu dominalo!

Arriviamo così alla domanda più importante.

Come si domina il peccato?

La risposta di molti è impegnandosi di più, facendo più sforzi, pregando di più, promettendo a Dio che questa volta andrà meglio.

Eppure tutta la storia di Caino ci mostra che il problema nasce proprio quando l’uomo mette fiducia in sé stesso.

Per questo la vittoria sul peccato non si trova nella forza di volontà, ma nella fede.

Paolo lo afferma chiaramente:

Il peccato infatti non avrà più potere su di voi, perché non siete sotto la legge ma sotto la grazia. (Romani 6:14)

Notiamo cosa NON dice il versetto. Non dice che il peccato perderà potere perché sei abbastanza disciplinato. Non dice che il peccato perderà potere perché hai fatto abbastanza sacrifici.

Dice che il peccato perde il suo dominio quando smetti di vivere sotto la legge e inizi a vivere sotto la grazia.

Potresti chiederti: “Sì, ma Paolo si riferiva alla legge di Mosè. Cosa c’entra questo con noi che viviamo nel nuovo patto?”

Il punto è che la legge non riguarda soltanto un elenco di comandamenti dell’Antico Testamento. Possiamo vivere sotto ogni tipo di legge: regole che ci imponiamo, aspettative religiose, il bisogno di dimostrare qualcosa a Dio o agli altri.

Tutto questo, anche se sembra spirituale, può portarci a confidare ancora nelle nostre opere.

Vivere secondo legge è soltanto un maldestro tentativo di guadagnare il favore di Dio, la grazia invece è la consapevolezza che Cristo ha già compiuto ciò che noi non avremmo mai potuto compiere.

Ed è qui che la storia di Caino diventa la nostra storia.

Ogni volta che cadiamo, ogni volta che falliamo, non troviamo un Dio pronto a condannarci, ma troviamo un Agnello alla porta.

Un Agnello accovacciato che ci guarda e sembra dirci:

“Ho già pagato io. Vieni a me. Non confidare nelle tue opere. Non cercare di sistemare tutto con le tue forze. Guarda a ciò che ho fatto per te.”

Perché la risposta al peccato non è mai stata l’uomo.

La risposta è sempre stata Cristo.

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