
Alcune verità hanno il potere di portare guarigione e speranza. Ecco un esempio:
Or sappiamo che tutte le cose cooperano al bene di quelli che amano Dio, i quali sono chiamati secondo il suo disegno. (Romani 8:28)
Questo potrebbe essere il versetto più confortante della Bibbia. Ma per alcuni è fonte di dolore. Leggono quelle sei parole – “tutte le cose cooperano al bene” – e ne escono pensando che Dio sia in parte responsabile del male e della sofferenza nel mondo.
“Dio mi ha dato il cancro.” “Dio mi ha portato via il mio bambino.” “ Dio ha mandato la pandemia .”
E qui entriamo nella storia di Naomi, nel Libro di Rut dove disse una cosa simile dopo aver perso marito e figli. Naomi dice: “Il Signore mi ha resa amara” e “L’Onnipotente mi ha colpita” (Rut 1:20-21).
Ora, qualcuno potrebbe dire: “Vedi? Dio è l’autore dei nostri mali e spesso li usa per correggerci, perché in fondo un padre che ama usa anche questo.”
Ma la realtà è diversa. Le difficoltà possono avere molte cause, ma Dio non è mai una di esse.
Come sempre, è necessario leggere il versetto nel suo contesto.
Una scelta logica
Il capitolo 1 inizia cosi:
Al tempo dei giudici ci fu nel paese una carestia… (Rut 1:1)
Questo non è un dettaglio casuale. Nell’Antico Testamento la carestia spesso era collegata al allontanamento del popolo da Dio che non significa automaticamente che Dio abbia “mandato” la carestia come un castigo diretto.
A volte leggendo l’Antico Testamento sembra che Dio “mandi” ogni cosa brutta ma non sempre il testo intende che Dio le causa direttamente. A volte Dio lascia che certe cose accadano, soprattutto quando le persone si allontanano da Lui. Non perché gli piaccia far soffrire ma perché ha dato libertà all’uomo di scegliere.
Un esempio semplice, terra terra? Se esci da sotto un tetto mentre piove…non è il tetto che ti punisce. Sei tu che ti sei messo sotto l’acqua.
Allo stesso modo, quando il popolo si allontana da Dio, esce dalla Sua protezione. E la conseguenza è disordine, difficoltà, perfino carestia.
E quando arriva la carestia, l’uomo è tentato di cercare soluzioni altrove. Infatti un uomo di Betlemme decide di portare via la sua famiglia per dargli un futuro migliore:
Quest’uomo si chiamava Elimelec, sua moglie Naomi e i suoi due figli Malon e Chilion; erano efratei, di Betlemme di Giuda. Giunsero nelle campagne di Moab e si stabilirono là. (Rut 1:2)
Ora, le intenzioni di Elimelech erano buone. Voleva proteggere la sua famiglia e garantire un futuro ai suoi figli. Quale padre non lo farebbe? Eppure qui emerge un punto importante: non sempre le decisioni più logiche sono scelte spirituali.
A volte, nel tentativo di risolvere un problema, rischiamo di allontanarci da ciò che Dio sta facendo e di uscire dalla Sua protezione. Non perché Dio smetta di proteggerci, ma perché scegliamo strade che ci portano lontano da quella copertura.
Mi spiego meglio.
Ogni volta che il popolo d’Israele attraversava una carestia, Dio non diceva mai di scappare dal problema. Piuttosto, li invitava a rivolgersi a Lui, soprattutto nei momenti di bisogno.
Un esempio chiaro lo troviamo in Genesi 26. Isacco si trovava in un tempo di carestia, e la soluzione più logica sarebbe stata andarsene. Ma Dio gli disse di rimanere in quella terra e di seminare proprio lì, nel mezzo della crisi.
Isacco ubbidì. E raccolse il centuplo. Nello stesso luogo dove altri non riuscivano a ottenere nulla, lui prosperò.
Ma Elimelec fece una scelta che, per un ebreo, era tra le peggiori possibili: andare a Moab. Moab non era semplicemente un altro territorio. Era una nazione nemica di Israele, segnata dall’idolatria e lontana da Dio. Il nome “Moab” significa letteralmente “da un padre estraneo”, e già questo ci fa capire che non era il luogo dove cercare rifugio, ma esattamente il contrario.
E qui il racconto diventa molto attuale. Perché Moab, oggi, può rappresentare qualcosa di più di un luogo geografico. Può simboleggiare una direzione del cuore: quella tendenza a voler risolvere tutto da soli, a cercare sicurezza lontano da Dio, a fidarsi più della logica che della guida divina.
infatti guadate cosa succede :
Elimelec, marito di Naomi, morì, e lei rimase con i suoi due figli. 4 Questi sposarono delle Moabite, delle quali una si chiamava Orpa e l’altra Rut; e abitarono là per circa dieci anni. 5 Poi Malon e Chilion morirono anch’essi, e la donna restò priva dei suoi due figli e del marito. (Rut 1:3-5)
Lui muore, e pure i suoi due figli. Quella che sembrava una soluzione diventa l’inizio di una perdita.
Da piacevole ad amara
Della famiglia rimane solo Naomi con le sue due nuore.
Provate a immaginare il dolore di questa donna, non ha più nessuno. Non c’è più una figura maschile nella sua casa. E, in quel tempo, sappiamo quanto fosse importante la presenza di un uomo, non solo dal punto di vista affettivo, ma anche per la sicurezza e il sostentamento della famiglia.
È talmente ferita e amareggiata che arriva persino a scoraggiare le sue due nuore, invitandole a tornare indietro, ai loro popoli e ai loro dèi:
Naomi disse a Rut: «Ecco, tua cognata se n’è tornata al suo popolo e ai suoi dèi; torna indietro anche tu, come tua cognata!»
Immagina di dire una cosa del genere a qualcuno. “Hai dolore? Prega Allah.” Forse lui può aiutarti. Hai bisogno di saggezza? Hai bisogno di una guida? Vai da Buddha.” Immagina di farlo.
È pazzesco ma Vediamo Naomi fare questo. Perché? Perché ce l’ha con Dio.
Forse tu non sei arrivato fino a lì. Ma se sei stato attraversato da un dolore profondo, è probabile che dentro di te sia passato almeno un pensiero simile a quello di Naomi.
Perché quando il dolore è grande, a volte diciamo cose su Dio che non sono vere. Un po’ come quando si dice: “Dio ha dato, Dio ha tolto”, senza fermarsi a capire davvero cosa sta succedendo.
Naomi fa qualcosa di simile. Per due volte interpreta la sua situazione come se fosse Dio contro di lei. E poi arriva a dire:
«Non mi chiamate Naomi; chiamatemi Mara, poiché l’Onnipotente m’ha riempita d’amarezza. 21 Io partii nell’abbondanza e il SIGNORE mi riconduce spoglia di tutto. Perché chiamarmi Naomi, quando il SIGNORE ha testimoniato contro di me e l’Onnipotente mi ha resa infelice?» (Rut 1:20-21)
Sai cosa vuol dire Naomi? “Piacevole”. Eppure lei dice di non voler più essere chiamata così, ma Mara, perché la sua vita è diventata amara.
Ma fermiamoci un attimo.
Alla luce di tutta la storia, chi ha reso davvero amara la vita di Naomi? Dio?
Ricorda, tutto è iniziato con una scelta, quella di suo marito Elimelech. Una scelta logica, ma non spirituale.
Amico, le nostre decisioni possono influenzare profondamente anche le persone che ci stanno vicino. Un marito può guidare la sua famiglia verso la benedizione di Dio… oppure può portarla verso l’amarezza.
