Non credere a tutto quello che pensi

Mi sono sempre chiesto una cosa. Perché Gesù fu crocifisso in un posto chiamato “luogo del Cranio”?

La Bibbia non ci dice che quel nome avesse un significato spirituale particolare, quindi non voglio costruirci sopra una dottrina ma ammettiamolo, è un dettaglio interessante. Perché la più grande vittoria della storia è avvenuta in un luogo chiamato “Cranio” e questo mi fa pensare a quanto spesso le nostre battaglie inizino proprio nella nostra testa.

Prima ancora che qualcosa accada fuori di noi, spesso è già successo qualcosa dentro di noi : “Non ce la farai. È troppo grande per te. Non c’è più speranza. Anche Dio non potrà aiutarti”. Quante volte abbiamo combattuto più contro i nostri pensieri che contro le nostre circostanze? A volte il problema non è nemmeno quello che sta succedendo, ma quello che abbiamo iniziato a credere riguardo a quello che sta succedendo.

Ed è proprio qui che trovo interessante ciò che accadde a Gesù prima della croce. Gli misero una corona di spine sulla testa.

Ora pensa, che cosa facevano quelle spine sulla testa di Gesù? Ferivano, pungevano, facevano male. E non è forse un’immagine che ci ricorda quello che a volte succede anche nella nostra mente? Pensieri che tornano, che fanno male e che a volte sembrano non lasciarci in pace.

Gesù ha portato quella corona prima ancora della croce. E questo ci ricorda che Dio conosce le nostre battaglie interiori e non è estraneo a ciò che accade nella nostra mente.

Quando la mente comincia a parlare

Se c’è una storia nella Bibbia che mostra quanto i pensieri e le parole possano diventare una battaglia, è proprio quella del re Ezechia.

Per capire quello che gli successe dobbiamo fare un piccolo passo indietro.

Israele a quel tempo si era diviso in due regni: il regno del Nord, chiamato Israele, e il regno del Sud, chiamato Giuda. Ezechia era il re di Giuda.

Quando Ezechia iniziò a regnare, il popolo stava attraversando un periodo spiritualmente difficile. C’erano idoli, pratiche religiose sbagliate e la fiducia in Dio si era decisamente raffreddata. Ezechia, però, fece una scelta diversa cercò Dio e riportò il popolo a Lui.

Ma proprio quando le cose sembravano finalmente andare nella direzione giusta, arrivò l’Assiria.

Non proprio il vicino di casa che inviti volentieri a cena.

L’Assiria, guidata dal re Sennacherib, era una delle potenze militari più forti della regione. Aveva già conquistato molti territori e distrutto il regno del Nord. Ora il suo esercito era arrivato davanti a Gerusalemme.

A questo punto ci aspetteremmo carri, armi, soldati e magari qualche freccia, Invece Sennacherib si presenta con una lettera. E no, non era una di quelle lettere che iniziano con “Spero che tu stia bene”. Era una lettera piena di minacce:

Non ti inganni il tuo Dio in cui confidi, dicendoti: Gerusalemme non sarà data nelle mani del re d’Assiria.
11 Ecco, tu hai udito ciò che i re d’Assiria hanno fatto a tutti i paesi, distruggendoli del tutto; e potresti tu scampare?
12 Gli dèi delle nazioni che i miei padri hanno distrutto hanno forse salvato quelle nazioni: Gozan, Carran, Rezef e i figli di Eden che erano in Telassar?  (2 Re 19:10-13)

È strano, non trovi? Un re invia una lettera prima di attaccare un popolo!

Ma sai perché lo fece? Perché Sennacherib aveva capito una cosa molto semplice. Se riesci a convincere qualcuno di essere già sconfitto, forse non avrai nemmeno bisogno di combattere.

Non è la stessa cosa che succede anche a noi? Abbiamo pensieri che arrivano e si presentano come fatti. “Non ce la farai. È finita. Dio non può fare più niente. Dopo quello che hai fatto, come puoi pensare che Dio ti ami?

Un insolita risposta

Se fu singolare l’attacco di Sennacherib, anche la risposta di Ezechia non fu da meno. Ezechia avrebbe potuto rileggere quella lettera cento volte, concentrarsi su ogni minaccia e arrivare alla conclusione più ovvia: “Ha ragione. Non c’è speranza.”

Invece fece qualcosa di completamente diverso:

14 Ezechia prese la lettera dalle mani dei messaggeri e la lesse; poi salì alla casa dell’Eterno e la distese davanti all’Eterno.
15 Poi Ezechia pregò davanti all’Eterno, dicendo: «O Eterno, DIO d’Israele, che siedi sopra i cherubini, tu sei DIO, tu solo, di tutti i regni della terra. Tu hai fatto i cieli e la terra».
(2 Re 19:14-15)

Questa scena mi piace moltissimo perché Ezechia sapeva che, così come è vero che le battaglie iniziano nella mente, è altrettanto vero che le battaglie si vincono quando Dio viene messo al centro dei nostri pensieri.

E guardate cosa fece prima ancora di chiedere aiuto: riconobbe chi era Dio.

«Tu sei DIO, tu solo, di tutti i regni della terra».

Prima di parlare del problema, Ezechia ricordò chi aveva davanti.

A chi dai l’ultima parola?

Quindi la lettera arrivò, Ezechia la lesse. Ma invece di lasciare che quelle parole determinassero la sua risposta, le portò davanti a Dio.

Forse è proprio questo che dobbiamo ricordare quando la nostra mente si riempie di voci. Alcune parlano così forte che finiscono per sembrarci la verità. Ma non tutto ciò che pensiamo è vero e non tutto ciò che ci fa paura merita di essere creduto.

Ezechia non negò il problema. La minaccia era reale. Semplicemente smise di guardarla come se fosse più grande di Dio.

Ed è qui che la storia di Ezechia incontra il Vangelo.

La buona notizia non è che dobbiamo diventare bravissimi a controllare la nostra mente. Non dobbiamo vincere ogni pensiero sbagliato prima di poter stare tranquilli davanti a Dio.

Al Golgota, nel “Luogo del Cranio”, Dio non ci ha consegnato un manuale per pensare meglio. Ci ha dato suo Figlio.

Quindi, la prossima volta che nella tua testa arriverà quella voce che dice, “È finita”, puoi risponderle: “No. Non sei tu a decidere come finisce questa storia, perché la mia storia è nelle mani di Gesù.”

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