
La parabola del Buon Samaritano è una delle più famose del Vangelo ma anche una delle più discusse. Gesù la racconta a un dottore della legge che gli chiede:
Che cosa devo fare per ereditare la vita eterna?
Ed è qui che inizia il racconto, un uomo scende da Gerusalemme a Gerico viene assalito dai briganti, derubato, picchiato e lasciato mezzo morto lungo la strada (Luca 10:25-37). Una scena semplice e drammatica allo stesso tempo, che ha fatto riflettere milioni di persone. Ma di cosa parla davvero questa parabola? E cosa voleva insegnare Gesù attraverso questo racconto?
Metafora o fatto reale?
Nel corso dei secoli, i cristiani hanno interpretato questa parabola in modi molto diversi. I primi padri della Chiesa, come Origene e Agostino d’Ippona, vedevano nelle parabole una specie di tesoro pieno di simboli nascosti.
Per esempio, secondo Agostino:
-il viaggiatore rappresenta Adamo
-i briganti il diavolo e i suoi angeli
-Gerusalemme il paradiso
-Gerico la fragilità della vita umana
-la locanda la chiesa
-l’oste l’apostolo Paolo
Insomma, ogni dettaglio aveva un significato. Sicuramente affascinante, ma anche un po’ rischioso, perché quando ogni dettaglio diventa simbolico si finisce facilmente per leggere nel testo quello che vogliamo noi. E infatti, nel tempo, le parabole di Gesù sono state usate per sostenere praticamente qualsiasi idea o corrente di pensiero.
Allora, proprio per evitare questi eccessi, riformatori come Giovanni Calvino e Martin Lutero reagirono nel modo opposto. Secondo loro, le parabole andavano lette nel modo più semplice possibile, senza cercare significati nascosti.
Per Calvino, il messaggio del Buon Samaritano era semplicemente:
Sii gentile con il tuo prossimo.
Fine.
Ma anche questa lettura sembra lasciare qualcosa fuori. Perché se le parabole fossero soltanto lezioni morali, Gesù diventerebbe solo un bravo maestro di comportamento e invece le sue parole sembrano andare molto più in profondità.
Chi sei cambia tutto
La cosa interessante è che questa parabola cambia completamente significato a seconda del personaggio con cui ti identifichi. Se ti riconosci nel viaggiatore ferito, allora la parabola diventa una storia di grazia. Ti vedi come qualcuno ferito, incapace di salvarsi da solo, e riconosci in Gesù il vero Buon Samaritano che si ferma, cura le ferite e ti salva.
Il messaggio allora diventa, “Grazie Signore, perché mi hai soccorso quando ero perduto.”
Ed è interessante che questo schema lo ritroviamo anche nella parabola del figliol prodigo. Anche lì tutto cambia a seconda del personaggio con cui ti identifichi. Se ti riconosci nel figlio perduto, allora vedi un padre che corre incontro, abbraccia e accoglie prima ancora che il figlio riesca a sistemare la sua vita. Ma se ti identifichi nel fratello maggiore, la parabola diventa solo una questione di meriti: “Io ho sempre fatto il mio dovere… perché lui viene accolto così facilmente?”
Ed è esattamente il rischio del dottore della legge nel Buon Samaritano, trasformare il rapporto con Dio in una gara di buone opere.
Certo, la parabola ci chiama anche ad amare il prossimo. Ma se la leggiamo soltanto come un comando morale, senza prima riconoscerci nell’uomo ferito, il peso della legge finisce per schiacciarci.
Perché se ti identifichi prima di tutto nel Buon Samaritano, allora la parabola rischia di diventare soltanto una legge da seguire.
Il messaggio diventa: “Devi amare tutti. Anche i tuoi nemici.”
Bellissimo… ma impossibile da vivere perfettamente.
Perché, diciamolo sinceramente: nessuno ama sempre come dovrebbe. Nessuno riesce davvero a essere “il buon samaritano” in ogni situazione. E allora si finisce come il dottore della legge: a cercare scappatoie, a chiedersi se si è fatto abbastanza, a vivere con il peso di non meritare mai davvero la vita eterna.
Il problema non era il desiderio di fare il bene, ma l’idea che la vita eterna potesse essere ottenuta attraverso la propria capacità di amare perfettamente. Ed è qui che la parabola colpisce nel profondo perché la vita eterna non è qualcosa che ci si conquista con le proprie opere è un dono da ricevere.
Spesso sentiamo dire: “Devi essere come Gesù.” Ma la verità è che nessuno di noi è come Gesù. Tutti siamo fragili, incoerenti e imperfetti.
Eppure proprio questa parabola mostra un Cristo che si avvicina ai feriti, ai deboli e a chi non riesce a salvarsi da solo.
Come il viaggiatore lasciato lungo la strada, anche noi siamo chiamati prima di tutto a ricevere, la Sua misericordia, il Suo perdono e la Sua grazia.
Infatti subito dopo questa parabola succede qualcosa di molto interessante. Gesù va a trovare Marta e Maria a Betania (Luca 10:38-42).
Marta corre, serve, si affanna. Maria invece si siede ai piedi di Gesù e semplicemente ascolta. Gesù a quel punto loda Maria:
Maria ha scelto la parte buona che non le sarà tolta
Sai perché disse cosi?
Perché il centro della vita cristiana non è “fare abbastanza”, ma ricevere ciò che Dio vuole donare.
Il cuore della parabola
Alla fine, il cuore del Buon Samaritano è questo: Cristo non aspetta che ci salviamo da soli, si ferma, ci raccoglie e ci cura, perché la vita che Lui offre non si conquista, si riceve.
