Quando credi… ma non cambia niente

Ci hanno detto che la fede sposta le montagne, che chi crede vedrà miracoli, che con Gesù la vita cambia. Eppure a volte, nonostante preghiera, fede e speranza… tutto sembra fermo.

La malattia resta, i problemi non si risolvono, il dolore continua. E allora ci chiediamo: “Sto sbagliando qualcosa? La mia fede non è abbastanza?”

Anche i discepoli, una volta, si trovarono in una situazione simile. Gesù aveva detto loro di salire sulla barca e attraversare il lago. Era stato Lui a dare l’ordine, e loro avevano obbedito. Tutto sembrava semplice. Fede e ubbidienza: fatto. Ma in mezzo al lago — proprio nel cuore della volontà di Gesù — scoppiò una tempesta.

Le onde si alzarono, il vento soffiava forte, la barca sembrava sul punto di affondare. E Gesù? Dormiva.

In quello stesso giorno, venuta la sera, disse loro: « Passiamo all’altra riva ». E, lasciata la folla, lo presero con sé, così com’era, nella barca. C’erano anche altre barche con lui. E si sollevò una grande tempesta di vento e le onde si rovesciavano nella barca, tanto che ormai era piena. Egli se ne stava a poppa, dormendo su un cuscino. Allora lo svegliarono e gli dissero: «Maestro, non t’importa che moriamo?»
— Marco 4:35–38 NR

Un episodio non isolato

Prima di spiegare questa storia, e capire perché nonostante la nostra fede, tutto sembra restare fermo c’è qualcosa di importante da notare. Nei versetti precedenti Gesù racconta tre parabole:

  • il seminatore (Marco 4:3-9)

  • il seme che germoglia da sé, (Marco 4:26-29)

  • e il granello di senape.(Marco 4:30-32)

Se le rileggi con attenzione, noterai che c’è una parola che ritorna spesso: “seme”. Nel Nuovo Testamento questa parola ricorre ben 44 volte, un chiaro segnale di quanto questo concetto fosse importante, soprattutto per Gesù.

Infatti, forse non tutti sanno che la parola greca per “seme” σπέρμα è “sperma”, lo stesso termine usato per il concepimento.

E questo ci rivela qualcosa di profondo, che per dare alla luce un miracolo bisogna prima concepirlo.

Ma qual è questo seme?

Nella Bibbia, il seme rappresenta la Parola di Dio, le parole stesse di Gesù.

Se la Parola non è stata seminata nel nostro cuore, manca il concepimento. Manca la base su cui Dio e la nostra fede possano far crescere qualcosa. Non si può costruire nulla nel Regno di Dio senza la semina della Parola. È da lì che tutto inizia.

Questo principio, però, va capito bene, perché spesso lo dimentichiamo. Siamo abituati a vivere in un mondo dove tutto può essere accelerato, semplificato, manipolato: come una giustizia che a volte libera colpevoli, una scuola che promuove persone che non studiano, o cariche istituzionali date a chi non ha esperienza.

Ma con Dio non funziona così. Nel Suo Regno c’è una legge eterna e immutabile: quella della semina e del raccolto.

Se oggi pianti un seme, ma domani lo dissotterri per vedere se funziona, quel seme morirà. Non germoglierà mai. Perché il seme ha bisogno di tempo, deve restare nascosto, invisibile agli occhi, ma vivo nel terreno. E un giorno, quando meno te l’aspetti, crescerà e porterà frutto come è scritto nella parabola del seme che germoglia da se:

Un uomo getta il seme nella terra; dorma o vegli, il seme cresce: non sa come. La terra produce da sé prima l’erba, poi la spiga, poi il grano maturo nella spiga (Marco 4:27-28)

Guarda il processo: prima lo stelo… poi la spiga… poi il grano pieno nella spiga.
Ma noi, spesso, vogliamo saltare tutto. Vogliamo la pannocchia completa, senza passare per lo stelo.

È per questo che tanti si arrendono: perché dissotterrano il seme troppo presto, o non lo piantano affatto.

Dalle parole ai fatti

Proprio quello stesso giorno in cui Gesù aveva insegnato ai discepoli i principi della Parola di Dio — paragonandola a un seme — Egli diede loro un seme concreto.

Prova a rileggere la storia della barca nella tempesta e chiediti: quale fu quel seme?

Quel seme fu proprio la frase “Passiamo all’altra riva” perché erano parole uscite dalla bocca di Gesù che annunciavano un dato di fatto.

Nota che Gesù non disse: “Andiamo a metà strada e anneghiamo” e nemmeno che il viaggio sarebbe stato senza rischi ma disse solamente: “passiamo all’altra riva”.

E inizialmente i discepoli accolsero queste parole. Infatti partono e permettono a Gesù si addormentarsi ma durante la navigazione si scatena una tempesta. Un viaggio di due ore si trasformò in una lotta per la vita. La tempesta in cui si trovavano era probabilmente una di quelle che temevano davvero: erano pescatori esperti eppure non riuscivano a gestirla.

Quindi in preda al panico cosa fecero? Dissero:

Maestro, non ti importa che noi periamo? (Marco 4:38)

Ricorda che non si trattava di una barca chiusa, ma aperta. Quindi è molto probabile che Gesù, mentre dormiva, fosse zuppo d’acqua che entrava da ogni parte. Eppure, nonostante fosse ben consapevole della situazione, cercava di dormire.

I discepoli, invece, erano presi dal panico e volevano che Gesù prendesse un secchio, si mettesse a svuotare la barca, a remare o a fare qualcosa per salvarli.

Ma Gesù dormiva… perché?

Non perché fosse indifferente, ma perché aveva piena fiducia nella Parola che aveva pronunciato.

I discepoli, invece, erano nel panico. Perché non avevano veramente accolto quella parola nel cuore. L’avevano sentita… sì. Ma non si erano fatti fecondare dalle parole di Gesù.

E’ come se non riuscissero a collegare ciò che avevano udito con ciò che stavano vivendo.

A proposito di “collegare”

Nel vangelo di Matteo è scritto cosi:

Quando uno ascolta la parola del regno e non la comprende (‘ suniémi ‘) , allora viene il maligno e porta via ciò che è stato seminato nel suo cuore.
(Matteo 13:19)

Sappiamo che Gesù non aveva detto loro che il viaggio sarebbe stato privo di problemi. D’altronde viviamo in un mondo corrotto, governato dal principe delle tenebre, Satana.

Per questo, ascoltare la Parola non basta: bisogna comprenderla davvero,  cioè suniémi — un termine greco che significa “mettere insieme”, “collegare”, come quando si uniscono i pezzi di un puzzle.

Quindi “comprendere” nel senso biblico non è solo conoscere una cosa a livello mentale, ma è sapere applicarla, vederne il senso, collegarla alla realtà concreta. I discepoli si spaventarono perché non erano riusciti a collegare quello che Gesù aveva detto con la situazione che stavano vivendo.

E sai cosa succede quando non colleghiamo (suniémi) la parola di Dio con le situazioni che viviamo?:

 allora viene il maligno e porta via ciò che è stato seminato nel suo cuore. (Matteo 13:19)

E quando il diavolo ruba siamo nel panico più totale come i discepoli nella tempesta.

Cosa ascolti, come ascolti

Come rispose Gesù?

Si scusò dicendo: “Mi dispiace ragazzi, ero davvero stanco”? No, niente affatto! Invece disse:

Perché siete così paurosi? Come mai non avete fede? (Marco 4:40).

Avere fede significa avere una buona opinione delle parole di Dio. Se Gesù aveva detto chiaramente che sarebbero andati all’altra riva, a quello dovevano credere. Invece i discepoli si convinsero che Dio li avesse abbandonati in quella situazione, tanto da dire: “Maestro, non ti importa che noi periamo?

La chiave per vedere un grande raccolto è accogliere il seme della Parola di Dio nel nostro cuore.

Proprio come un uomo che getta il seme nel terreno e poi lo vede germogliare e crescere senza sapere come, cosi è la Parola di Dio, porta frutto senza doversi preoccupare del “come”.

Perciò, riflettiamo su come stiamo accogliendo la Parola che porta vita e frutto.

Cosa ascoltiamo: stiamo dando priorità alle verità della Parola di Dio, o alle voci negative? Scegliamo di ascoltare quello che la Parola dice riguardo la nostra situazione.

Per esempio, se stiamo affrontando un problema di salute, dedichiamo del tempo a leggere le Scritture o ascoltare sermoni sulla guarigione: è sicuro che quella Parola farà germogliare la guarigione dentro di noi. Isaia 55 ci assicura che la Parola di Dio non torna mai a Lui a mani vuote, ma porta a compimento ciò per cui è stata mandata:

così sarà della parola uscita dalla mia bocca: non ritornerà a me senza effetto, senza aver operato ciò che desidero (Isaia 55:11)

Come ascoltiamo: Anche il modo in cui ascoltiamo è fondamentale. Quando accogliamo la Parola con un cuore aperto e disponibile, essa diventa un seme che mette radici profonde e porta frutto nella nostra vita.

Quindi, prendiamoci dei momenti  per dedicare tempo e attenzione a capire cosa la Parola di Dio dice per noi. Perché ricorda: la misura dell’attenzione che diamo alla Sua Parola è la stessa misura del raccolto che raccoglieremo. (Marco 4:24)

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